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Parco della memoria 

Rigenerazione urbana — Roma, Parco della Serenissima

Anno 2018


Superficie: 60 ettari

Il progetto nasce su incarico di Legambiente per un’area di 60 ettari nel quadrante est di Roma, interessata dagli scavi per la TAV che hanno portato alla luce una delle più estese necropoli di età imperiale finora rinvenute. La scoperta archeologica trasforma il sito da vuoto infrastrutturale a paesaggio della memoria, assumendo un ruolo generativo nel disegno del parco.

Il masterplan integra rigenerazione ecologica, mobilità dolce e paesaggio della memoria, innestando il tracciato del GRAB — Grande Raccordo Anulare delle Bici — in un nuovo sistema di spazi pubblici e ambientali. Il parco diventa dispositivo di ricucitura tra infrastrutture, quartieri e paesaggio aperto, restituendo continuità ecologica e valore civico a un’area marginale.

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Masterplan generale, integrazione tra parco, sistema ciclabile e paesaggio archeologico

La presenza della necropoli romana viene tradotta nel progetto non come elemento museale isolato, ma come struttura generativa del paesaggio. Il disegno interpreta la memoria come dimensione collettiva e spaziale, capace di orientare la forma del parco.

Sette colline artificiali reinterpretano simbolicamente il paesaggio romano. Il numero sette, rimando ai colli di Roma e ai cicli della creazione, introduce una dimensione temporale e rituale legata ai temi di nascita, trasformazione e memoria.

Ogni collina è percorsa da un tracciato a spirale che conduce alla sommità, dove trovano spazio gli alberi commemorativi e le aree dedicate alla dispersione delle ceneri sotto alberi memoriali. La spirale diventa metafora di un percorso interiore: un movimento dall’esterno verso il centro, dalla dimensione collettiva a quella intima e spirituale.

La presenza dell’acqua — lago, canali e sistemi di fitodepurazione — rafforza il carattere ecologico del progetto e introduce una continuità tra natura, tempo e memoria.

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Alcuni dispositivi architettonici puntuali accompagnano il sistema paesaggistico senza sovrastarlo, lavorando per sottrazione e integrazione.

Il museo archeologico, a pianta circolare, è collocato a una quota inferiore rispetto al parco: per raggiungerlo si scende, in un percorso che allude simbolicamente a un ritorno nel tempo e nella stratificazione della memoria.

Il teatro all’aperto, anch’esso circolare, è inserito tra le alberature e orientato verso il paesaggio. Pensato per eventi, musica e incontri pubblici, introduce una dimensione collettiva e contemporanea del ricordo.

Il ninfeo e gli spazi d’acqua completano il sistema come luoghi di sosta e riflessione, dove la presenza dell’acqua diventa elemento di continuità tra natura, tempo e memoria.

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